Storia

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Secoli di Storia
fuori dal tempo

 

Il Castello di Paneretta emerge dal paesaggio del Chianti Classico come un luogo fuori dal tempo, adagiato sulle pendici occidentali delle colline che guardano la Val d’Elsa e le torri di San Gimignano. La sua storia nasce da una torre di avvistamento, silenziosa sentinella di un territorio conteso, attorno alla quale nei secoli si è sviluppato il castello. Dopo la battaglia di Montaperti, nel 1260, l’abbandono del vicino Castello di Cepparello segnò un passaggio decisivo: il Castello della Paneretta divenne presidio strategico, ampliando la propria struttura e il proprio ruolo nel cuore di queste colline.

 

 

 

Passato di mano in mano, il castello trovò una nuova fioritura nel Cinquecento, quando la famiglia Vettori lo affidò in dote a Maddalena, che nel 1577 lo portò in matrimonio a Ludovico Capponi. Fu allora che il Castello della Paneretta cambiò volto: restaurata con cura, divenne dimora colta e raffinata, impreziosita dagli affreschi di Bernardino Poccetti nella loggia del cortile, ancora oggi testimoni di un’epoca di splendore artistico.

 

In quegli anni il Castello della Paneretta non fu solo una residenza, ma un luogo di incontro dell’anima. Pittori, poeti e viaggiatori vi trovarono ispirazione e quiete. Tra loro, Gerolamo Muzio, che dedicò al castello i suoi versi e vi rimase fino alla fine dei suoi giorni. È qui che, già nel 1596, il vino entra a far parte della storia del Castello, intrecciandosi indissolubilmente con la vita del luogo.

Nel 1696, con il matrimonio di Cassandra Capponi e il marchese Carlo Riccardi Strozzi, Paneretta si arricchì di un patrimonio culturale straordinario: codici, pergamene e libri che avrebbero dato origine alla Biblioteca Riccardiana di Firenze. Per secoli la famiglia Strozzi custodì il castello, fino al 1984, quando il Castello iniziò un nuovo capitolo sotto la guida della famiglia Albisetti, continuando a vivere e a produrre secondo la propria vocazione.

Oggi la Paneretta si estende su 309 ettari, in gran parte bosco, dove la vigna occupa solo ciò che la natura ha scelto di concedere. Ventitrè ettari di vigneto, capaci di generare circa 900 ettolitri di vino, profondamente legati a un suolo antico, nato nel Pliocene, fatto di colori che vanno dal rosso al viola, fino ai grigi più chiari. Terreni calcarei e marnosi, modellati quando la Toscana aveva un clima subtropicale, capaci di trattenere l’acqua e di sostenere la vite nei lunghi mesi estivi.

Qui la terra non è mai uguale a sé stessa: cambia nel giro di pochi passi, raccontando epoche geologiche diverse e dando voce a espressioni uniche del vigneto. Suoli poco profondi costringono le radici a cercare in profondità, limitano la forza della pianta e concentrano l’essenza del frutto. È in questa continua tensione tra natura e tempo che nasce il carattere dei vini di Paneretta: vini che non inseguono mode, ma custodiscono la memoria del luogo da cui provengono.

 

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